10 giorni magnifici, da Miami – con le sue lunghe spiagge bianche – alla pittoresca e stupenda Key West, dalla natura delle Everglades, ai tramonti di Naples, e alla bellissima costa del Golfo del Messico fino a Captiva Island e infine alla piacevole scoperta di Fort Lauderdale. All’inizio, Fort Lauderdale era stata scelta un po’ controvoglia solo come tappa finale prima di andare in aeroporto, invece si è rivelata molto graziosa, con i suoi canali e le sue bellissime spiagge.
Sono partita giovedì 14 marzo da Bologna, con scalo a Londra e poi direzione Miami su un mega Airbus A380 a due piani. Stupendo, non avevo mai volato con un aereo simile, grande, comodo e soprattutto silenzioso.
Sono atterrata puntuale in serata. Purtroppo non ho potuto godere dall’alto della vista della città di Miami illuminata: i miei posti a sedere erano in corrispondenza dell’ala, e questa, essendo enorme, copriva tutta la visuale durante l’atterraggio.
Dopo i controlli di rito, ho ritirato i bagagli e preso un taxi che mi ha portata al mio hotel, il Cadet Hotel a Miami Beach, intorno alle 23.
GIORNO 1
Venerdì 15 Marzo
Mi sono svegliata intorno alle 09:00. Fuori era tutto grigio, ma con calma mi sono preparata e, un po’ delusa dalla mancanza di sole, ho iniziato a piedi a “conoscere” Miami. Una delle vie più conosciute di Miami Beach, ricca di negozi, agenzie turistiche e ristorantini situati al centro della strada, è Lincoln Road, proprio a 10 minuti a piedi dal mio hotel.
Mi sono diretta poi verso la famosa Ocean Drive, dove non poteva mancare la foto a Villa Casuarina, la casa dove fu assassinato Gianni Versace, ora diventata un hotel. Proseguendo, ho attraversato l’Art Deco District, un quartiere con imponenti edifici degli anni ’30, di colore pastello chiaro, affacciati su Ocean Drive.
Verso le 11:30 ha iniziato a piovere, così ho deciso di concedermi una classica colazione americana, con uova strapazzate e bacon, in uno dei tanti localini sulla Ocean Drive. Nel frattempo ha smesso di piovere e si è schiarito, così ho proseguito lungo la Ocean Drive fino a South Beach, precisamente al South Point Park Pier, dove mi sono fermata ad ammirare e fotografare il bellissimo panorama.
Dato che la giornata si era fatta bella, mi sono sdraiata un po’ in spiaggia a prendere il sole. C’era tantissima polizia lungo le spiagge e i giardini. In più la strada principale era stata transennata e ho capito di essere in pieno spring break – le mitiche vacanze di primavera – dove i ragazzi del college si concedono qualche giorno di vacanza in compagnia presso le più famose località turistiche degli Stati Uniti. Le spiagge erano strapiene di ragazzi, la musica era altissima e c’era tanta gente con vestiti e capelli sgargianti. Devo dire che era molto allegro e divertente.
Il sole si era fatto piuttosto forte, così ho deciso di lasciare la spiaggia e passare dalla Collins Avenue, molto trafficata e piena di macchine cabrio con ragazzi e musica ad altissimo volume. Sembrava di essere in un film: fantastico!
GIORNO 2
Sabato 16 Marzo
Stamattina, dopo una colazione da Starbucks sulla Lincoln Road, mi sono recata all’ufficio di Miami Tours e ho preso i biglietti per un tour combinato, con bus aperto e giro in barca. Senza auto, ho pensato che fosse la soluzione migliore per allontanarci da Miami Beach e visitare l’altra parte di Miami.
Attraversare il ponte da Miami Beach a Downtown è stato stupendo. Ho visto Coconut Grove, un quartiere con case basse circondate da palme; Coral Gables, con le sue ville di lusso immerse nel verde; e Little Havana, un quartiere cubano con la famosa Calle Ocho, molto tipica e caratteristica. Al porto, ho mangiato un fritto veloce e poi mi sono imbarcata per le Venetian Islands nella Baia di Biscayne, costeggiando diversi isolotti e scoprendo le ville di artisti famosi come Paulina Rubio, Al Capone, e Gloria Estefan.
Il tour in barca è durato circa un’ora e mezza. Al ritorno, mi sono rilassata passeggiando al Bayside Marketplace. Qui ci sono tanti negozi e ne ho approfittato per acquistare qualche souvenir. Dopodiché ho ripreso il bus per rientrare in hotel e, dopo una doccia, sono andata a cena in uno dei tanti ristoranti sulla Lincoln Road.
GIORNO 3
Domenica 17 Marzo
Dopo la classica colazione allo Starbucks sulla Lincoln, ho chiamato Uber per la prima volta – devo dire molto comoda come soluzione – e mi sono fatta portare al Wynwood Art District, un quartiere particolare dove arte e colori dominano. Qui i murales, che ogni tanto vengono rinnovati, sono fantastici. Da non perdere assolutamente c’è il Wynwood Walls, al 2520 della via principale – sempre piena di gente – chiamata NW 2nd Ave.
Ho richiamato Uber per tornare al Bayside Marketplace per un acquisto che mi ero pentita di non aver fatto il giorno prima. Prima di tornare verso la spiaggia, ho voluto provare il Metromover, un treno sopraelevato senza guidatore che circola su monorotaia. Fa diversi giri ed ho cercato su internet la fermata più vicino dal luogo in cui ero io, che era la College Bayside, 5 minuti a piedi.
Il Metromover passa attraverso i grandi edifici della città ed è una buona soluzione per i turisti perché si può godere di una bella veduta e non serve nessun tipo di biglietto… il servizio è totalmente gratuito!
Nel pomeriggio, sono tornata a Miami Beach e ho scelto una spiaggia vicina al mio albergo per trascorrere le ultime ore di sole del terzo giorno qui a Miami.
GIORNO 4
Lunedì 18 Marzo

Ho lasciato l’hotel alle 08:00 e con Uber sono andata al garage dell’autonoleggio sulla Collins per ritirare la macchina, una Nissan Rogue. Entusiasta, sono partita subito alla volta delle isole Keys.
Non vedo l’ora di arrivare alla mitica Overseas Highway (US-1)… la strada sospesa sull’oceano, vista in molti film, che collega le Keys.
Finalmente, dopo circa due ore di viaggio, ci siamo!
Mentre attraversavo Key Largo (un isola che si estende per circa 50 km), ho notato un Burger King e mi è venuta fame, così mi sono fermata per un panino.
Ho fatto poi un giro a piedi, e sono rimasta affascinata dal paesaggio naturale che mi si presentava.
Dopo sono ripartita, passando per Islamorada, famosa per la pesca, e sono arrivata a Marathon, 7 piccole isole dove la pesca e la natura sono le caratteristiche principali. Come Key largo e Islamorada, anche Marathon, pur essendo rinomata per gli sport acquatici, non dispone di molte spiagge con sabbia. L’unica eccezione è la splendida Sombrero Beach, spiaggia bianca con palme verdi che insieme all’azzurro dell’acqua del mare fa un contrasto di colori davvero spettacolare.
Ho imboccato il Seven Mile Bridge, un ponte di circa 6,76 miglia (da qui il nome Seven Mile), dove sembra di essere sospeso sull’oceano, con l’Atlantico da una parte e il Golfo del Messico dall’altra. Accanto, noto il vecchio ponte (Old Seven Mile), oggi usato solo per passeggiare. Purtroppo, non ci sono punti di sosta per ammirare il panorama, quindi ho deciso di fermarmi a Little Duck Key. Lì ho parcheggiato e poi percorso a piedi verso nord il vecchio ponte, per poco più di un chilometro, fino all’interruzione.
Sono poi ripartita in direzione Key West, l’ultima isola e il punto più a sud della Florida. Sono arrivata verso le 17 al mio albergo, la Heron House, a due passi dalla via principale, Duval Street, dove avevo prenotato due notti. Dopo il check-in, ho portato le valigie in camera, e poi la signora della reception, con una cartina in mano, mi ha indicato dove poter parcheggiare l’auto gratuitamente, praticamente a un paio di isolati. Da lì infatti iniziava la zona residenziale, dove i parcheggi lungo la strada sono liberi, eccetto quelli dove c’è la scritta “resident”.
Ci ho messo circa 40 minuti a trovare un posto, ma alla fine ci sono riuscita e neanche tanto lontano dal mio hotel. Dopo una doccia, mi sono recata subito a Mallory Square, dove mi sono seduta per aspettare il tramonto: da lì è stato davvero meraviglioso. Si dice che sia uno dei più belli al mondo, e sì, confermo! La sera ho cenato all’Hard Rock Cafe lungo Duval Street, e poi, ormai stanca, sono tornata in albergo.
GIORNO 5
Martedì 19 Marzo

Mi sono svegliata intorno alle 8.00 e ho fatto una bella colazione in hotel attorno alla piscina. Poi mi sono incamminata con calma verso Duval Street, la strada principale di Key West. È piena di negozi e ristoranti, oltre ad essere molto frequentata dai turisti. Mentre passeggiavo verso sud, tra un negozio e l’altro, sono rimasta stupita dalla presenza di numerosi galli che attraversavano la strada o erano appollaiati sulle staccionate. Mi hanno poi raccontato che in passato Key West era un punto di incontro per le navi mercantili del Nord America e del Messico. I messicani partecipavano spesso ai combattimenti tra galli, quindi se li portavano dietro e poi li abbandonavano sull’isola. Mai nessuno si è preoccupato di recuperarli.
Sono arrivata così alla fine di questa strada così pittoresca sotto ogni aspetto. Ho preso Whitehead Street e dopo 5 minuti sono arrivata al Southernmost Point, una boa colorata del 1983, dove tutti i turisti si mettono in fila per una foto ricordo. È il punto più a sud di tutti gli Stati Uniti, esattamente a 90 miglia da Cuba.
Ho ripreso lungo Duval Street verso nord e dopo una decina di minuti sono arrivata al Key West Butterfly & Nature Conservatory. Ho deciso di entrare e mi sono trovata in mezzo a numerose farfalle dai colori vivaci, fenicotteri rosa e uccellini colorati.
Poi, proseguendo verso nord, sono arrivata all’incrocio con Truman Street, ho girato a sinistra ed in seguito a destra su Whitehead Street. Ho notato subito il faro, una torre alta 27 metri, che in passato era un punto di riferimento per le imbarcazioni. Sempre sulla stessa strada, a pochi metri sulla destra, ho trovato la villa dove il famoso scrittore Ernest Hemingway ha vissuto dal 1931 al 1939. Oggi è diventata un museo aperto al pubblico ed è occupata da numerosi gatti, che fanno parte delle generazioni successive di quelli che possedeva lo scrittore.
Dopo la visita, mi sono fermata a mangiare una fetta della Key Lime Pie, la torta al limone tipica del luogo. Ne ho approfittato così per rilassarmi un po’. Non sono un’amante dei dolci, ma posso dire che era buonissima. Sono ripartita, entrando ed uscendo dai numerosi negozi dove ho comprato qualche souvenir, tra cui le classiche calamite che per me sono un must (ne faccio la collezione).
Dopo mi sono diretta nel cuore di Duval Street, nella parte nord vicino a Mallory Square. Qui ho trovato edifici storici e locali con musica dal vivo, tra cui il più rinomato Sloppy Joe’s Bar, frequentato in passato da Hemingway. Mi sono fermata a Mallory Square per bere qualcosa in attesa del tramonto e poi, prendendo Front Street, sono andata a cercare un posto per la cena al porto storico di Key West. È un luogo molto suggestivo: un vecchio pontile sul mare circondato da barche.
GIORNO 6
Mercoledì 20 Marzo

Ho lasciato Key West e ho ripercorso a ritroso la Overseas Highway. Sono arrivata in tarda mattinata all’Ernest Coe Visitor Center, dopo Key Largo, per visitare le Everglades. Ho deciso di fare l’Anhinga Trail, l’ingresso è a Royal Palm, un percorso a piedi che dura circa due ore su una passerella. Dopo l’ansia iniziale, sono rimasta affascinata da questa palude e dagli alligatori presenti ovunque, anche sulla stessa passerella. Erano liberi, ma mi sono resa subito conto che erano indifferenti agli umani.
Nella palude ce ne erano tantissimi, anche tre o quattro insieme che si rilassavano al sole. Non solo, ho visto anche numerose tartarughe, pesci e uccelli tipici della fauna locale. Prima di risalire in macchina, ho deciso di fare il trail nella piccola boscaglia, un giro circolare di una mezz’oretta immersa tra le piante tropicali.
Ho ripreso l’auto e sono partita verso Naples nel Golfo del Messico, percorrendo la US-41, la Tamiami Road, che attraversa le Everglades da est a ovest. Mentre la percorrevo, mi ha fatto uno strano effetto vedere sulla destra uno scorcio di palude, tipo un grande fosso, con gli alligatori sulla riva e al centro qualche piccola imbarcazione, tipo canoa, con i pescatori!
Avevo segnato un punto sul navigatore, all’altezza di Ochopee, sempre sulla US-41, dove è presente il più piccolo ufficio postale di tutti gli Stati Uniti, ancora in funzione. Non è molto visibile dalla strada e non ci sono insegne e di solito passa inosservato. Persino a me – che l’avevo segnato – è sfuggito! Per questo sono tornata indietro rimanendo sulla sinistra: era un piccolo particolare che non volevo perdermi.
Verso sera sono arrivata al mio hotel, il Naples Park Central Hotel. Dopo il check-in e una doccia, sono andata a cena in uno dei tanti ristoranti italiani sulla Fifth Avenue South, a Old Naples. È una strada molto curata nei dettagli e anche un po’ chic, ricca di ristoranti e boutique.
GIORNO 7
Giovedì 21 Marzo

Questa mattina mi sono svegliata sotto un bellissimo sole e un cielo azzurro. Ho fatto colazione e mi sono diretta in spiaggia a Marco Island, a circa 40 minuti di macchina da Naples. Ho trovato molte villette di lusso con giardini verdi, piante e fiori ben curati; non sono riuscita a trattenermi dal fare foto con il telefono, erano davvero fantastiche!
Ho trovato un parcheggio a pagamento, 11 dollari per l’intera giornata, e mi sono stesa al sole su questa spiaggia lunghissima e completamente bianca, che contrastava perfettamente con il verde-azzurro del mare. Tirava un po’ di vento e mi sono trovata benissimo; non sarei mai voluta andarmene, ma a metà pomeriggio ho deciso di tornare con calma verso l’albergo.
Dopo essermi sistemata un po’, sono partita a piedi verso il molo. La passeggiata è stata un po’ lunga, circa un’oretta, ma ne è valsa la pena. Partendo da Old Town, ho attraversato poi il Cambier Park, un parco frequentato principalmente dagli sportivi, dove ci sono diversi campi da tennis. Mi sono addentrata in un quartiere residenziale, con villette lussuose circondate da magnifici giardini con fiori ben curati. Ho imboccato la Third Street South, dove ho iniziato a incontrare qualche localino, e sono arrivata all’incrocio con la 12th Avenue S. Ho girato a destra e dopo qualche centinaio di metri sono giunta al Naples Pier!
Mancava ancora un po’ di tempo al tramonto, faceva freddo perché tirava molto vento, ma era bellissimo. La spiaggia, il mare con le onde e i surfisti… Sono arrivata in fondo al pontile, vincendo contro il forte vento, e poi sono tornata indietro. Mi sono fermata sulla spiaggia, che nel frattempo si era riempita di gente e fotografi che aspettavano il calar del sole. Che spettacolo! Ero troppo stanca per camminare di nuovo, così ho chiamato Uber per farmi riportare in centro. Ho trovato un posto dove cenare sulla 5th Avenue e poi sono rientrata in albergo.
GIORNO 8
Venerdì 22 Marzo
Dopo una gustosa colazione, ho lasciato Naples e mi sono diretta a Sanibel. Ci ho messo poco più di un’oretta e sono arrivata subito alla spiaggia, precisamente al Lighthouse Beach Park. Con non poche difficoltà, ho trovato parcheggio a pagamento, 5 dollari all’ora, e ho deciso di trascorrere un paio d’ore qui. Appena arrivata, ho notato immediatamente il Sanibel Island Light, un faro a forma di piramide alto circa 30 metri, tutto in ferro.
Dopo il faro, mi sono ritrovata sulla spiaggia, una distesa bianca tra sabbia e conchiglie, con il mare di fronte, dove a poche decine di metri nuotavano indisturbati due delfini. Passate le due ore a rilassarmi sotto il sole cocente, sono risalita in auto e ho proseguito per Captiva Island, dove sono arrivata in circa mezz’ora. Si tratta di un’isola molto bella e ben curata, immersa nella natura. Essendo quasi le 14, ho deciso di gustare dei buonissimi tacos con gamberetti in un ristorantino messicano, il Cantina Captiva.
Finito di mangiare, mi sono diretta a piedi verso Captiva Beach, una spiaggia bianca con un bagnasciuga coperto di conchiglie, dove mi sono rilassata un po’. Non ho aspettato il tramonto perché avevo l’hotel a Fort Myers. Sono ripartita quindi verso le 17.00, ma c’era tantissimo traffico e ci ho messo circa due ore (invece di una come indicato da Google Maps).
Il mio albergo è il Riverview Inn. Si trova un po’ fuori dal centro, ma va bene lo stesso. Di fronte, dopo aver attraversato la strada, c’è una steakhouse dove ho cenato.
GIORNO 9
Sabato 23 Marzo

Oggi posso dire che è l’ultimo giorno e sono partita per l’ultima meta: Fort Lauderdale. Sono arrivata nel primo pomeriggio al mio albergo, il Fala Hotel. Ho fatto il check-in e sono andata subito in spiaggia, che si trova a 5 minuti a piedi. Appena arrivata, una distesa d’acqua azzurra si è presentata davanti a me. Mi sono stesa sotto una delle tante palme sulla sabbia bianchissima e mi sono rilassata. Ho passato così buona parte del pomeriggio.
Verso sera sono tornata in albergo e dopo una doccia veloce mi sono preparata per andare in centro. Passando ho visto che era pieno di gente, localini e ristoranti, ma ho capito anche che sarebbe stato complicato parcheggiare. Ho chiamato allora Uber, che con pochi dollari mi ha portato nella via principale: Las Olas Boulevard.
Ho passeggiato tra i numerosi negozi e sono arrivata dove iniziano i canali. Non a caso questa cittadina è soprannominata Venice Of America. Qui circolavano numerosi Water Taxi che portavano i turisti a fare diversi tour per ammirare le ville dei VIP che vi si affacciano.
Dopo aver cenato, sono tornata sempre con Uber al mio albergo.
GIORNO 10
Domenica 24 Marzo

Stamattina mi sono svegliata con calma, ho chiuso la valigia e ho fatto il check-out. Ho lasciato la macchina parcheggiata in hotel e ho fatto una camminata a piedi sul lungomare, chiamato Promenade. Ho visto tantissima gente, chi passeggiava, chi correva, chi pattinava…
Ho trovato dei negozietti dove ho acquistato un paio di souvenir, tra cui la mia mitica calamita del posto. Poi, in tarda mattinata, mi sono fermata in un locale, il Cafe Ibiza, dove ho fatto un’ultima colazione all’americana: un’omelette con prosciutto e formaggio, chiusa a sandwich, french toast e succo d’arancia. Che dire… era ottimo!
Ho ripreso l’auto parcheggiata in hotel e mi sono recata a malincuore verso l’aeroporto di Miami. Da Fort Lauderdale ci ho messo circa un’ora.
Ho percorso più di 1230 km tra mare, città, natura… tutto in un unico bellissimo viaggio che, senza dubbio, non dimenticherò mai.






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